Intervista a Lalottaarmataalbar Zine

Ecco come si sono presentati questi ragazzi di Vicenza, autori di una rivista cartacea (sì, per fortuna ce ne sono ancora).

*Cristo santo una presentazione de LaLottaArmataAlBar !? non saprei davvero da dove iniziare o quale sarebbe il modo migliore per farlo. Diciamo che siamo più o meno 3 ragazzini di 18 e 19 anni e relativi amici che ogni due mesi stampano, in 60 copie circa, un giornalino ricco di seghe mentali, bestemmie e disegni di scarsa qualità. A noi ci piace un sacco e ad alcune persone che la leggono pure. Poi ogni tanto capita di intervistare dei gruppi come i Distanti e non possiamo che esserne fieri.

ps:oh ma l’intervistatore è bravissimo!*

 

Ecco l’intervista realizzata da Alessio Rosa ad Enrico:

“Enciclopedia popolare della vita quotidiana”, un titolo impegnativo per il vostro primo album. Volevo sapere da te, che hai scritto i testi, se è più una “raccolta di racconti” o un “album fotografico”?


Allora, è un tentativo ideologico di tenere insieme la realtà, la realtà amorosa nel caso particolare, quindi né l’uno né l’altro, ma, se devo scegliere, un album fotografico, perché spesso le enciclopedie si condiscono con illustrazioni, fotografie, schemi…; i racconti si fa sempre più fatica a scriverli, specie in musica.
Dai vostri testi escono fuori molte immagini adolescenziali, diversamente però dal solito, anziché esaltare questo passaggio della vita come hanno fatto molti cantanti e gruppi, voi la demistificate attraverso appunto l’ironia, ma anche la ferocia. molto banalmente: come mai?


Perché anche a livelli di maturazione ben definiti si ha sempre a che fare con questi lati DEBOLI della personalità: tu la chiami adolescenza io la chiamo debolezza. Riprendere IN MUSICA queste realtà, che comunque viviamo, serve per allenarci a cambiarle nella quotidianità. Mettere in musica per me significa un’autoanalisi, che non può che essere spietata, proprio perché la musica è la musica e la vita quotidiana è la vita quotidiana, c’è una differenza. Non mi piacciono quei testi con la retorica della vita, del vivere davvero, delle “nostre emozioni”, del “solo noi” etc etc un’analisi deve per forza di cose smembrare, accanirsi se vuole essere efficace prima di tutto quindi questo disco è un’autocritica del nostro modo ingenuo di vivere, Ingenuità dei lettori e delle lettere è chiara, è una canzone che parla con la voce emotiva di appunto chi crede di “vivere davvero”, ma nel momento in cui si legge il titolo si capisce che l’intento è un altro o almeno si dovrebbe capire: la prima parte è la voce dei lettori la seconda è la voce delle lettere che ricorda infatti un po’ i dialoghi dei fotoromanzi, clue di una certa retorica della vita in forma scritta e in immagini… non è chiaro vero?

E’ bella densa come cosa! non ho ben capito cosa intendi per “lettere”…


le “lettere” e i “lettori”: i lettori sono chi legge, ascolta, vede; le lettere sono il “testo”, in senso lato un film, come uno spettacolo come un libro un disco.

Poi volevo chiederti se ti riferisci a qualcuno in particolare con “i predicatori nel deserto che sembrano sensibili”


Il predicatore nel deserto è una figura tra il folle e il romantico, nichilista e affascinante, che se ne sta su un trespolo come in “Simon del deserto”, come qualche figura biblica o del vangelo, ma oggigiorno la cosa che, per chi si fa affascinare dal lato romantico e melanconico del predicatore del deserto o comunque di ciò che si batte contro l’infinito e sussiste e vale, più si avvicina a questa figura è probabilmente “il turista”, ricco o squattrinato poco importa, ma ancora di più di questo è il “turista immaginario”, quello che sogna di evadere e di vivere finalmente, che cerca se stesso, una identità che possa VALERE QUALCOSA, ma che in realtà vive ancora nello squallore e nella “medietà” della vita moderna: sono coloro che vedono nel “valere qualcosa” la meta della vita. Ecco, i valori sono probabilmente sì la cosa più importante, ma non nel senso identitario come credono i predicatori nel deserto moderni. No, quindi nessuno in particolare: in realtà ce ne sono a bizzeffe e noi per primi, ma è una cosa che non ci piace di noi.

Bene…abbiamo già detto molto delle cose che stanno dentro il vostro album, ecco ce ne una in particolare che mi ha fatto morire dal ridere: la traccia numero 9, “Geloso”, è in realtà la registrazione della segreteria telefonica di un messaggio da parte di una madre che descrive molto minuziosamente il pranzo pasquale. Due cose: è vero o costruito questo messaggio? e come mai l’avete inserito nell’album?


Allora, si chiama Geloso perché è stato registrato con un registratore “geloso” (una delle prime ditte di oggetti tecnologici dell’epoca) nella pasqua 1960 a forlì. È una registrazione privata. Ci sembrava che rispecchiasse bene l’idea di un agire enciclopedico inutile, l’elenco infinito è un trofeo inutile tanto quanto la pretesa di dare un senso alla realtà amorosa quotidiana: la funzione dell’enciclopedia è quella di dare inizio a una lotta, non di dare una verità, come ho già detto è una verità ideologica quella dell’enciclopedia, quindi non vera, ma militante. Non mi dilungo sui nessi cibo-sesso, dato che l’album parla quasi sempre d’amore

Ecco, a proposito di lotte, ideologie e rivoluzioni mentre ci accordavamo via mail per questa intervista mi hai scritto “[…]per quanto mi riguarda l’identità costruita su beni materiali e non su forze di coscienza non ha nulla di rivoluzionario. Pensa solo a quanto poco hanno una funzionalità i centri sociali oggi giorno o gli stessi partiti politici di sinistra rimasti (fuori dal parlamento), che si definiscono in base a delle pratiche di consumo, che sia il do it yourself o i libri di Lenin. Spesso la vera rivoluzione non ha visibilità, una vera rivoluzione dovrebbe essere uno “spirito del tempo”, una cosa di cui si accorge solo la generazione del tempo successivo.” Sono stato un po’ su a pensarci(visto che non c’avevo capito niente all’inizio…e forse anche ora!) ma mi è venuto da pensare che la vera rivoluzione, ovviamente negativa, qui in Italia l’ha fatta Berlusconi. Penso anche al Caimano di Moretti quando lo stesso dice “Berlusconi ha già vinto, con le sue televisioni etc..”. Cosa ne pensi?


Provo a collegare la mia risposta al disco, anche se è difficile, ma ci provo dato che non credo che interessi a chi legge cosa ne penso io, giustamente. Se non fosse stato Berlusconi, sarebbe stato un altro, questo deve essere chiaro. Il problema è che non c’è mai stata una contrapposizione corposa. Inoltre non è che Berlusconi è salito al governo senza motivo, la società italiana era già al tracollo morale da tempo: l’inno di forza italia è delle origini del partito, mica è venuto dopo decenni di televisione trash… Nel campo musicale, l’opposizione è rappresentata da coloro che si propongono come i padrini della indipendenza come la Tempesta o da un anonima massa di piccole etichette che a sua volta sbandiera lo stesso vessillo. Io dico che c’è poco da sbandierare, perché la vera evoluzione ancora una volta non sta nella identità che ci si dà, che si agogna: diversamente dal caso della canzone “Ingenuità dei lettori e delle lettere”, qui l’idea che si propugna è lodevole, la cosiddetta “indipendenza”, ma gli strumenti di definizione dell’identità sono appunto delle modalità di consumo, dei beni di consumo, esattamente come nella canzone citata sopra. Ecco, secondo me, come ho già detto in un’altra intervista che uscirà per Rumore, il consumo critico è la base, il presupposto di ogni azione, non la fine dell’identità. Mi scoccia ripetermi, ma mi sembra la formula migliore per far capire cosa intendo. Quindi un vero cambiamento è solo a livello delle coscienze, che agiscono e scelgono le realtà in cui vivere, ma non ne fanno un vessillo, perché la libertà è sempre di là da venire, non si può mai materializzare, sennò ovviamente può diventare di proprietà.

Bon, cambiando argomento: so che studi cinema…essendo un appassionato e “studioso” volevo sapere che registi preferisci e queste cose qui insomma.


Le canzoni dei Distanti, per quanto tutti i recensori e commentatori si ostinino a trovare delle referenze nel mondo musicale, non si ispirano prevalentemente a cantautori/cantanti specifici per quanto riguarda la parte vocale. La musica ha certamente dei debiti e a volte vere e proprie emulazioni di artisti musicali, per la parte vocale è uguale, ma i riferimenti sono piuttosto letterari e cinematografici, ed è una cosa che si sente chiaramente in una marea di artisti DA SEMPRE, però non so perché i recensori si ostinano a ragionare in campo strettamente musicale e basta. Un artista musicale è prima di tutto un essere umano, cazzo, e anche i recensori lo sono, e i recensori ascoltano solo musica nella vita? Non leggono libri? Non studiano saggi? Non guardano film? Non escono in strada a parlare con le persone? Questa cosa di un pensiero incestuoso esclusivamente musicale è una cosa assurda se ci si pensa davvero. Questa era solo la premessa (ride, n.d.r.)… per venire alla tua domanda: premettendo che adoro il cinema anni ’40 ’50 ’60 americano, quello dei grandi classici, come Huston, Hitchcock, Ray, Minnelli per intenderci, sono un appassionato, tautologicamente, di tutto il cinema bello, e in fondo non solo di quello. C’è un certo tipo di cinema che ho trovato essere congeniale alla musica dei distanti. Quello che descrive la realtà con una statuarietà a colori a tempera che film lontanissimi tra di loro come “Le due inglesi”, “Attenzione alla puttana santa” (ma in generale tutto Fassbinder), “Una moglie” condividono, film che si pongo come classici per la loro eleganza, ma in realtà molto sporchi

Bene, passiamo purtroppo all’ultima, classica, domanda: quali gruppi ci consigli di scoprire/approfondire?


Io non sono un cultore di musica approfondito, però se vuoi che ti spari due o tre gruppi attuali fighi da ascoltare e che ascolto io ultimamente e che non sono famosissimi ti dico: l’album “Pop Negro” di El Guincho, “strange weather isn’t it” dei !!! (si legge “Chk Chk Chk”), “distal” dei Crash of Rhinos (in uscita tra poco per Triste, la nostra piccola etichetta). Da intervistare ti consiglio gli ex (am) ora (m+a), un duo elettronico di Forlì, ti consiglio di intervistarli ora prima che partano per l’Inghilterra con contratti da nababbi.

About distanti

Italian punk band since 2009.
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