Intervista Rumore

Il mese scorso Marco Pecorari ci ha intervistato per Rumore di Gennaio 2011. Dato che per problemi di spazio l’intervista ha subito numerose omissioni/manomissioni, la pubblichiamo oggi per intero. In effetti è parecchio lunga. Ma ci troverete tutti i sapori del mondo. Cosa aspetti?

Marco Pecorari                             i Distanti in autoscatto  “Rumore Rumore na na na na”

-M.P.: Il caso ha voluto che sto leggendo sto libro, Ragazzi senza tempo – Immagini musica conflitti della culture giovanili, edizioni Costa e Nolan del 1996. A parte che è il 2010 ma sembra il 1996:  ascoltando il vostro disco nuovo appena uscito tanto che al MEI vi premiano solo per l’ep omonimo di cui sotto. Parlando di La Valle Dell’Eden di Elia Kazan scrivono: “(…) la cifra più personale del suo cinema era però centrata sulla difficoltà dei rapporti tra padri e figli (…) mettendo in scena la tragedia di un figlio incompreso (…) James Dean si impose generazionalmente dando ai suoi coetanei un modello da imitare in cui specchiarsi. Non era come tanti attori ventenni prima di lui, un giovane uomo, ma un giovane e basta, qualcosa di diverso e contrapposto agli adulti.”Ecco risparmiaci tutte le pippe e commentiamo assieme sta citazione, così ci sfanghiam il discorso della rabbia giovane di Malikiana memoria (cosa non si fa con google)

-ENRICO: Questa cosa dell’essere “giovani allo stato brado” è una cosa che se la vedessi messa in scena in qualsiasi opera d’arte non mi piacerebbe. L’intenzione dei Distanti è stata fino ad ora quella d’utilizzare un registro diaristico, che fa tanto “provincia”, fa tanto “malessere spontaneo”, “sensibilità” etc etc., senza però mai cedere all’autocompiacimento, usare questo registro per avere qualcosa da guardare con distacco, una sorta di autoanalisi molto critica. Questo forse ha portato a un legittimo fraintendimento, chiamare un disco “Enciclopedia Popolare della Vita Quotidiana” sta a significare proprio l’intenzione di sfruttare una realtà vissuta che non possiamo evitare per poi negarla. Per questo forse riconosco i testi essere più aderenti al Dean dei film, quello filtrato da una cinepresa, piuttosto che nel “fenomeno generazionale” James Dean. È probabile che nei nostri prossimi lavori cercherò di tagliare via questa componente diaristica che ci sembra proprio non essere stata compresa nella sua ironia critica, colpa nostra (anzi, mia).

 

-M.P.: Domanda connessa alla precedente: in questo senso Avete più problemi a rapportarvi coi vostri “padri” o coi vostri “fratelli maggiori”?

-LORENZO: Dal mio punto di vista abbiamo più problemi nel rapporto con i nostri “padri”. E’ un rapporto ambiguo, da un lato vorremmo inseguirli e dall’altro cercare di sorpassarli creando qualcosa di nuovo. Con i nostri “fratelli maggiori” siamo in ottimi rapporti.

 

-M.P.: Scrivo queste domande mentre voi siete a ritirare il PREMIO MEI categoria under 25: se volete sparare sulla croce rossa/non sparare sulla croce rossa/sputare nel piatto/non sputare e parlarmi di questa esperienza, di che feedback avete avuto, che impressioni di Novembre avete avuto, se avete visto i Litfiba, se tranne i giudici under 25 avete visto altri under 25, avete limonato duro?Avete venduto dischi? Avete rubato le ragazze ai critici militanti? La motivazione della vostra premiazione, siete d’accordo?“Distanti: cinque ragazzi provenienti da Forlì, che con il loro EP omonimo hanno dato uno scossone all’underground italiano a suon di punk, visceralità ed energia tardo-adolescenziale da vendere.

-STEFANO: Quel che è successo al M.e.i. rimane al M.e.i.

ANDREA: È andato spassosamente male. Si sono presentati solo Enrico e Steno, e sono “scappati” dopo una pessima esibizione acustica perché Steno a metà pezzo ha smesso di suonare dato che non era accordato, dicendo: “Ho la chitarra scordata, se volete sentire questo pezzo compratevi il disco”. Sono “fuggiti” senza salutare, col premio in mano. Dopo averlo saputo, con dei miei amici abbiamo fatto un paio di scherzi telefonici ai loro danni, fingendomi un giudice del MEI molto deluso per la loro immaturità.


-M.P.: Distanti: da cosa? No è uno scherzo. È vero che non avevate i soldi per le spese postali da inviarmi il disco? Sta roba mi ha fatto troppo sorridere perché è vero di sicuro. Avete speso tutto per registrare e co-produrre il disco? In gratta e vinci? Dai faccio il serio (poi editiamo dai). In questo senso la co-produzione con Triste che comunque è una piccola etichetta è vissuta come un’esigenza, urgenza di esprimersi senza star ad aspettar l’etichetta che vi produce etc…Domanda connessa a sta roba: non per ritirarlo fuori ma una volta letta la mia “recensione” sul #210, mi chiama gasatissimo uno della Tempesta Dischi che vuole “firmarvi” a tutti i costi. Come è finita se si può sapere?

-STEFANO: Distanti (che cazzo c’è da ridere?),un po’ per sfiga,un po’ perché suona bene, alla fine, ci piace. Per rispondere alla prima domanda; quando ho mostrato a mia madre il disco nuovo, fiero, felice come un bambino, dopo 8 mesi d’attesa, mi dice: “bene,quanto hai guadagnato?”. Torno in camera mia e mi chiedo come possa guadagnarci per davvero, tutto è stato speso in produzione, merch, caramelle gommose, rustichelle in autogrill.

-ENRICO: Allora il disco te lo spediamo, però devi pazientare un poco perché mancano i cartoncini per inviartelo e sì, abbiamo venduto a mano qualche disco e ora siamo pieni di soldi (…).La Tempesta non ci ha chiesto niente, non sappiamo perché, so che girava voce ma poi non abbiamo saputo più niente. Con Triste sì, è stata una cosa molto di stomaco la produzione, fatta di corsa o con tempi lunghissimi, non ci sono state vie di mezzo. Noi piacciamo un sacco a Triste e a noi piace la politica spensierata del “Triste di Torino”. Abbiamo speso un sacco di soldi per le nostre tasche, però in realtà abbiamo speso davvero poco, ma per le nostre tasche è sempre troppo, l’album infatti è co-prodotto, ma senza Triste non si sarebbe mai fatto. Inoltre Maurizio Borgna, sebbene lui sostenga che ci ha registrati come suoniamo, ha saputo dare una tonalità diversa rispetto all’Ep precedente, una tonalità che a mio avviso preferisco: molto dimessa, lo trovo un disco di canzoni irrefrenabili ma che nascondono una stanchezza di fondo, il lavoro di Maurizio è riuscito a rendere esplicita questa componente.

-ANDREA: Avevamo apprezzato molto il lavoro che Maurizio aveva fatto con Sfortuna dei Fine Before You Came, così verso la fine di marzo siamo stati sei giorni a Torino a registrare: un’esperienza incredibile, che non mi ha fatto rimpiangere di aver saltato la gita scolastica a Berlino.

 

-M.P.: Ecco che grazie a sta domanda cominciamo seriamente a parlare di scena, di fratelli maggiori (vedi domanda sopra), di influenze della provincia…non datemi le risposte delle altre interviste che ho letto sennò mi incazzo e non parliamo della Ines e di Geloso, unico testo che parla di cibo invece che di sesso e ormoni e basso ventre. Lo dico chiaramente, il vostro EP mi è arrivato quasi subito per via delle connessioni che avete con amici comuni in questa sede intervistati, tutti mi parlavano bene di voi “sembrano noi ma più sfacciati e più pop” (nel senso buono del termine, a noi piace il pop)…per un po’ mi gaso poi vedo che incominciano a parlar di voi realtà con le quali, per un motivo o per l’altro (parlavate delle affinità e divergenze con la scena “indie” e quella diciamo grossolanamente “punkhcdiy”…se volete sviluppare il punto è fico). Mi son sentito giovane anche io nonostante i 34 anni perché ad un certo punto ho fatto sto ragionamento “ecco ne han parlato prima loro (alludo ovviamente a rockit, lo possiam anche togliere se volete) che secondo me non c’entrano un cazzo, allora io faccio il marito geloso che per far un dispetto alla moglie si evira e non ne parla. Poi dopo qualche mese ne parla pure Rolling Stone e dico “eh ma diocan no, ne devo parlare anche io e dire che diocan questa è roba mia, come ho fatto”.Ecco insomma: che ne pensate di sto ragionamento? Spero di avervi trasmesso il feeling della domanda.


-STEFANO: Han parlato di noi è vero (perchè!?), è tutto successo all’improvviso, come se ora si fossero accorti che in Italia non esistono solo i Dari,o i Negramari, forse qualcosa sta cambiando in Italia, se sia colpa dei fratelli maggiori, forse sì. Noi continuiamo a fare quel che ci viene, come ci viene. Per quanto riguarda la cosiddetta “scena”, limoniamo duro, tra di noi, si sa, nella scena “c’è una gran puzza di maroni”(cit.).

ENRICO: Preferiamo rimanere fuori dalle battaglie tra indirizzi di pensiero legati agli oggetti di consumo. Secondo me la “scena”, come qualsiasi scena odierna purtroppo, è semplicemente un gruppo di persone che si identificano attraverso determinate pratiche di consumo, nel caso specifico l’autoproduzione e l’autogestione. È una cosa che ci piace, ma, per quanto mi riguarda, ho sempre rifuggito l’idea che ciò che deve tenere assieme le persone sono degli oggetti di consumo, è una cosa che snatura qualsiasi lotta e si pone su un piano collaterale ai mercati del profitto e non su un piano di contrapposizione. Quindi ben venga l’autoproduzione, ma non costruiamoci sopra le coscienze, perché non è una forma di resistenza al “capitale” e può ritorcersi contro gli ideali che la muovevano, rinchiudendosi in un evangelismo del consumo diy: la libertà non sta nel poter ostentare l’appartenenza a un “buon consumare”, a un “consumo critico”. Il consumo critico dovrebbe essere la base di ogni azione e non la fine di ogni identità.

 

-M.P.: Avete visto il film di Fernando Di Leo Avere Vent’anni? Vi ha influenzato più lui o più l’Avventura di Antonioni o l’Avventura di Battisti? Secondo me tutti tranne Antonioni. E anche i Vitelloni e la romagnolitudine, che secondo me, e parlo da emiliano, sprizza da tutti i pori della musica e dei testi dai. Corpi giovani, rubar le ragazze agli amici…Se avete visto il film chi è Gloria Guida e chi Lilli Carati.

-ENRICO: Può darsi che siamo romagnoli, non si sfugge dallo spirito del tempo, ma ci se ne accorge solo quando è passato questo tempo. Vorrei tanto non aver chiamato una canzone “Limonare Duro” e non aver messo tanti fatti miei nelle canzoni, mi sono lasciato un po’ troppo prendere dalle mie paturnie senza far sprizzare da tutti i pori che si tratta solo di un gioco. Purtroppo, se venite in Romagna, vi accorgerete che il romagnolo è sì ironico, ma anche altamente tamarro, quindi permaloso, forse per questo non ho criticato abbastanza quello che stavo vivendo.

 

-M.P.: Avere vent’anni e diventar padri: siete incoscienti. Già io a 34 anni mi sento incosciente.

-STEFANO: Diventare padri è roba per Wupo (Lorenzo, il batterista). Risponde lui.

-LORENZO: Ahahaha! Si è da incoscienti. E il bello è che io sono il più “bacchettone” del gruppo! Nonostante tutto tra pannolini e lavori domestici me la sto cavando, grazie a quella santa donna della mia ragazza. Anzi ti dirò di più, mi piace! E poi parli tu che ti devi sposare!

 

-M.P.: Questione testi: alla fine parlan tutti di ormoni, di fitte alla pancia, sesso in albergo e nei fienili, limonar duro…Distanti is all about piada e parsot figa par tot o no? Il gruppo è sessuato alla grande.

-STEFANO: Ines tuuuuutto ooook come direbbe Biagio Antonacci (se passate di li vedrete coi vostri occhi)Ines è la nonna della scena forlivese. Li si fanno riunioni,si parla d’affari,ci si sbronza come bestie,ci si innamora,è la nonna che tutti vorremmo. Posso consigliare lo gnocco alla Steno (Havah può confermare).

-ENRICO: Molta sessualità. Da qualche parte bisogna pure partire, non bisogna mai far finta di non vivere qualcosa. Tuttavia suggerisco a tal proposito di ascoltare attentamente “Ingenuità dei Lettori e delle Lettere”, canzone che chiude il disco, ascoltarla e metterla in relazione al suo titolo (senza sarebbe incomprensibile) e al titolo del disco.

 

-M.P.: Riferito alla recensione di Pomini, che vi ha recensito sul numero scorso di Rumore: vi sentite “più La Quiete, più Altro, più Verme, più FBYC”…sempre il tema delle affinità: sentite di avere delle affinità che questi gruppi reclamano, anche se in un’intervista vostro ho letto che le affinità uccidono? Disconoscete questa parentela, e sarebbe anche giusto farlo, o la riconoscete? I fratelli maggiori la reclamano. Stessa roba per la sottocultura (che parolone…) punkhcdiy nella quale comunque bazzicate…a vostro agio o meno? Altri ambienti musicali che bazzicate come vi trovate? Che relazioni reali, personali avete con tutta questa realtà che io vedo affine a voi?

– STEFANO: Come già ribadito ci piace limonare tra di noi, ma ci piace limonare con HavaH, Verme, e chi vuol limonare limoni, a tutti piace limonare, no?

-ENRICO: Stefano intendeva dire che sono amici o conoscenti piacevoli. Tra l’altro Michele Camorani ha suonato e suonerà ancora con noi alla batteria dal vivo, in sostituzione del ragazzopadre che non sempre può essere presente. A Michele va la nostra, per quanto dissoluta, riconoscenza.

-ANDREA: Le persone e i gruppi che hai citato sono in primis degli amici. Tutti i Distanti hanno ascoltato e preso qualcosa da questi amici. Se sei a Forlì e ti metti a fare del punk è inevitabile andare a pescare lì. È successo diverse volte in sala prove di fermarci a metà di un pezzo e dire: “Cazzo, questo giro è troppo La Quiete!”. Non riconosco assolutamente le affinità coi Baustelle, a cui ultimamente qualcuno ci ha paragonato: ho a malapena ascoltato due loro brani. Questione forse dei diversi background di chi ha recensito?

 

-M.P.: Ora parliamo veramente della Ines e di Geloso: cosa rappresenta per voi La Ines? Parliam di Forlì e della pippa sulla provincia parlando della Ines insomma. Chi è la Ines per voi? Quale è la vostra piada preferita della Ines? Perché La Ines è solo a Forlì e in nessun’altra parte d’Italia? Per me tutto ciò ha un senso.

-ENRICO: Ines e Geloso non sono la stessa persona… la registrazione è del 1960, per questo si chiama “Geloso”… Però una certa affinità esiste, quantomeno nel culto del cibo. La questione del cibo, dell’abbondanza subito dopo la guerra, ha a che fare molto anche col sesso. E non solo per il baby boom. Questo elenco vorticoso di pietanze non solo ci appartiene biograficamente, ma indica anche una sorta di dipendenza da una necessità enciclopedica che cerca di tenere assieme tutto, ma è solo un appetito o una digestione, mai un trofeo.

 

-M.P.: Vi va di parlare dei vostri background anche se è una pippa? Secondo me soprattutto per Steno gli Endless Inertia, da ascoltare e leggere sarebbero importanti per capire la genesi dei Distanti.

-STEFANO: Endless Inertia(2005-2008, r.i.p.), gruppo mai cagato nella storia italiana, forse per il fatto che ancora questo interesse verso i gruppi “underground” non c’era, come se prima di un anno a sta parte non esistesse nulla di abbastanza fico per poterne parlare sulle riviste, oppure facevam veramente cagare, lascio a voi giudicare. Fatto sta che l’intento iniziale dei Distanti era continuare quel che gli Endless lasciarono in sospeso(con un disco registrato nel 2007 ma mai pubblicato). Abbandonata l’idea quando entra nel gruppo un allora 17enne di nome Andrea che ci ha dato un bello scossone e iniziato a far sul serio, si fa per dire.

 

-M.P.: Ritenete che le attenzioni che avete avuto in poco meno di un anno di attività siano dovute all’essersi trovati nel posto giusto al momento giusto o, per concludere circolarmente il nostro ragionamento, sia i padri che i fratelli maggiori stanno prendendo un abbaglio inseguendo la chimera della prossima grande cosa generazionale?

-ANDREA: Queste attenzioni per noi sono una sorpresa: in fondo non portiamo nulla di nuovo. Facciamo musica che esiste già da almeno vent’anni. Ci sono stati e ci sono gruppi italiani molto più bravi di noi, ma sembra quasi che ci venga dato il merito di aver portato alla luce un genere nuovo. Forse può aver dato una mano la nostra decisione di suonare in contesti diversi dalla scena da cui proveniamo. Il nostro primo EP è passato di mano in mano fino ad arrivare a persone che non c’entrano un cazzo con la scena punk/do-it-yourself, e la cosa ci ha fatto molto piacere. Da un lato penso che sia un fatto positivo, ma dall’altro meno, perché si creano due tipi di pubblico molto diversi: quello che ti compra il vinile e quello che manco sa come è fatto un giradischi, e ti chiede subito la maglia perché fa figo indossarla. Magari sto dicendo un sacco di stronzate da diciannovenne, ma alla fine abbiamo accettato di suonare in contesti così diversi fra loro perché non ci importa chi organizza, sono semplicemente proposte di date che accettiamo perché ci piace suonare per chiunque.

-ENRICO: Non sappiamo se sia una cosa bella o meno questa visibilità, non sappiamo dove porti, ma noi non abbiamo fatto niente, non l’abbiamo ricercata. Forse ha ragione Pomini, che ci poniamo al canto del cigno di un’éra poco celebrata, oppure non ha ragione ma va bene lo stesso, perché noi siamo i Baustelle (alias: si scrive tutto e il contrario di tutto a questo mondo).

About distanti

Italian punk band since 2009.
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